L’importanza del saper chiedere aiuto.

Mi capita spesso, quando sono in aula, di raccontare episodi che riguardano me e la mia vita… Perché tutto ciò che si può condividere, in qualche modo, è sempre, in qualche modo collegato alla propria esperienza o comunque a qualcosa che ci appartiene, che risuona dentro di noi.

Ultimamente, mentre ero in aula, ho raccontato della mia esperienza legata al panico. Cosa mi accadeva in quei momenti, cosa non riuscivo a fare. La paura, invalidante, di avere paura quando non c’è qualcuno a tenerti la mano.

Il panico è una di quelle cose che forse non si può comprendere a fondo se non lo si è provato sulla propria pelle e, proprio per questo motivo, non potrei mai augurarlo a nessuno.

Ho lottato come potevo e con gli strumenti che avevo per uscirne e ce l’ho fatta.

Nella vulnerabilità che mi ha caratterizzato nei momenti di ripresa, quando ero già di nuovo in piedi ma con le ginocchia ancora un po’ piegate, in una particolare occasione mi fu chiesto di lasciare andare il dolore legato a quella parentesi della mia vita ringraziando e onorando il messaggio che gli attacchi di panico portavano con se, per ME.

“No – ho detto – non posso farlo, non ci riesco. Li odio i miei attacchi di panico, se solo ci fosse un modo ci sputerei sopra”.

Era l’unica risposta possibile per me in quel momento. Perché? Perché ancora non l’avevo decodificato quel messaggio.

Oggi non c’è giorno in cui io non m’inchini per ringraziare e onorare quel periodo della mia vita. Molto di più di qualsiasi altro dolore.

Una cicatrice che si è fatta il più bel tatuaggio che potessi disegnare per me stessa.

E’ esattamente da quel momento che sono venuta di nuovo al mondo.

Il prima e il dopo sono ugualmente meravigliosi ci tengo a specificarlo. MERAVIGLIOSI.

Ma il dopo… Il dopo è lo stesso sentiero di prima ma sul quale cammino con maggiore consapevolezza, è uno spazio senza recinzioni nel qual coltivo l’amore per me stessa ogni giorno.

Perché ne scrivo oggi?

Perché ieri, mentre lavavo i piatti, con la musica in cuffia ho avvertito un senso di ansia.

Funziona così: l’ansia bussa alla porta, tu apri e il panico ti chiede di entrare.

E io si l’ho fatto entrare. Sono una ospitale io.

Ci siamo seduti a tavolino, gli ho offerto un caffè e gli ho chiesto di dirmi ciò che aveva da dirmi il prima possibile… che dovevo finire di lavare i piatti.

Me l’ha detto e io ho preso nota. Poi l’ho accompagnato alla porta, ho messo di nuovo le cuffie, ho riempito la spugnetta di detersivo e ho pianto, ne avevo bisogno.

Ho visto l’ansia scivolare via insieme alla schiuma nel lavandino.

Gli attacchi di panico si manifestano come una regressione all’infanzia, quando hai bisogno di aiuto per fare qualsiasi cosa.

Una delle lezioni che possiamo sederci a frequentare in un’aula in cui i docenti siano i bambini è la semplicità con cui sanno esprimere i loro bisogni.

E’ il modo naturale e bellissimo in cui riescono a chiedere aiuto.

E’ un modo bellissimo anche perché è il modo che permette all’altro di donare. La propria presenza, il proprio aiuto, la propria cura, l’amore.

Ecco noi che rinasciamo più volte in una vita sola spesso scegliamo come professioni quelle nelle quali le relazioni di aiuto la fanno da padrona.

Per mille motivi diversi. In prima battuta per conoscerci più a fondo, forse, e poi, semplicemente, per aiutare gli altri a trovare la propria torcia nascosta in qualche luogo sicuro come tutte le cose importanti. Nascosta così bene che alle volte neanche ci si ricorda più dove.

E’ vero: è incredibilmente importante diventare forti. Cadere e imparare a rialzarsi. Farcela da soli.

Ma è altrettanto importante saper chiedere aiuto, riconoscere i propri bisogni e imparare a esternarli, in primo luogo a se stessi, con chiarezza infantile. Qualsiasi tipo di bisogno.

Imparare a chiedere aiuto è uno dei gesti d’amore più dolce che possiamo fare verso noi stessi e al tempo stesso verso l’altro, il nostro partner, i genitori, gli amici… a cui diamo la possibilità, in questo modo, di giocare con noi a ritrovare la “torcia” nascosta…

Ieri ho finito di lavare i piatti ho chiamato mio padre e siamo andati a mangiarci un gelato insieme a mia figlia… <3

 

Eliana Dabbicco – Life/Sport & Business Coach Bari

3298548124

coachelianadabbicco@gmail.com

 

 

 

 

La Fotografia: il miglior espediente per fottere il tempo

Tu vivi qualcosa, qualcosa di meraviglioso che ti entra nella pancia passando dagli occhi e ti esplode nel cuore, e la tua anima, per un istante, vibra…

Ogni occhio sceglie un input differente per tremare, piangere o sorridere e, anche dinanzi allo stesso spettacolo, ogni occhio darà di esso un’interpretazione  differente, un respiro unico poiché unico è l’occhio che lo ha generato.

Tu pensi che quello spettacolo vorresti riviverlo in eterno,  vorresti che il tempo si fermasse, che il ‘per sempre’ non fosse solo una bugia…

La Fotografia ti regala questa opportunità, ti fa vincere il tempo.

La fotografia trasforma il ‘per sempre’ in una promessa di verità che sa di poter mantenere.

Esattamente come fa una musica, un odore, così la fotografia ti permette di accedere ad un’esperienza già vissuta e rivivere ciò che hai desiderato fosse eterno, basta riaprire il tuo cassetto, il tuo file, il tuo cuore…

L’immagine in copertina è uno scatto del Fotografo Giulio Spagone, scelta tra le immagini che compongono il suo progetto RevoHover.

Eliana Dabbicco – Life Coach

 

Bassa Autostima? Raggiungere i propri obiettivi aiuta a reinnamorarsi di sé.

In genere scegliamo un particolare momento dell’anno per prendere appunti sui nostri, sempre futuri, obiettivi. Settembre, il nuovo anno, il lunedì.

Questo accade perché abbiamo bisogno di ancorarci all’idea di un nuovo inizio per cambiare qualcosa. Simbolicamente settembre, il nuovo anno o il lunedì costituiscono il momento in cui dovrebbe essere più semplice voltare pagina.

La verità che tutti conosciamo è che il cambiamento è una delle cose verso cui l’uomo nutre più difficoltà. Lo dice persino un detto: ‘sai ciò che lasci ma non sai ciò che trovi’. Lasciare la propria zona di comfort, anche quando non è più realmente tanto confortante, non è mai semplice. Richiede un grande slancio di volontà, ma questo non basta. Occorre che l’obiettivo a cui si sta mirando sia strutturato in un determinato modo perché divenga raggiungibile e più di tutto, una volta determinato l’obiettivo, occorrono le azioni. Continue, instancabili azioni a favore del raggiungimento del nostro sogno. Per onorarlo, per mandare il messaggio al nostro inconscio che si, ci stiamo occupando di lui.

E cosa ha a che vedere il raggiungimento di un obiettivo con l’AUTOSTIMA?

Tanto! Il processo che porta a un nuovo rinvigorito amore verso se stessi, non può avere a che fare solo con la ripetizione di qualche mantra davanti allo specchio, del tipo “sei una persona stupenda” recitato, come da ‘prescrizione’, 10 volte al mattino e 10 la sera.

Lavorare sui propri obiettivi, imparare a raggiungerli, è uno dei componenti fondamentali di quel bagaglio di coccole e cure che possiamo garantire a noi stessi e al nostro meraviglioso mondo interiore.

Raggiungere un obiettivo significa darsi l’opportunità di dirsi ‘ce l’ho fatta, nonostante TUTTO, ce l’ho fatta!’, significa mettere in atto un meccanismo a catena attraverso il quale, per agire, per raggiungere il nostro obiettivo dobbiamo, necessariamente, far capo alle nostre risorse, dobbiamo necessariamente portarle fuori dalla cantinola del nostro cuore e spolverarle un po’. Questo ci costringe a ricordarci dell’enorme tesoro che ognuno di noi custodisce in sé. E se è vero che l’amore genera amore, questo è vero anche per l’amore che si nutre verso se stessi. Un passo alla volta il nostro amore aumenta, insieme ad esso la nostra capacità di ottenere per noi il meglio che desideriamo.

Ecco, abbiamo innescato un circolo virtuoso, senza neanche esserci accorti, probabilmente, di aver lasciato da un po’ la nostra zona di comfort.

Il cambiamento è sempre possibile se parti da TE.

Eliana Dabbicco – Life Coach

 

Il TEMPO per TE…

Per quanto il TEMPO, nel suo scorrere, segua regole matematiche inventate da noi esseri umani e universalmente accettate… ognuno di noi ne ha una PERCEZIONE diversa e singolare.

Un esempio esplicativo di ciò è costituito, ad esempio, dal fatto che la percezione del tempo può cambiare da cultura a cultura…

Se viene chiesto a noi occidentali di immaginare una linea del tempo e posizionare su di essa il passato, quest’ultimo si troverà, per la stragrande maggioranza delle persone, alle proprie spalle; mentre il futuro verrà posizionato davanti a noi.

E’ interessante sapere che, invece, cinesi, giapponesi e indiani percepiscono il tempo in maniera ciclica.

E ancora, vi sono alcune tribù tipo gli Aymara (tribù degli altipiani andini) e i Piraha (tribù del brasile sud occidentale) che oltre a non considerare affatto l’idea di futuro (i primi) o a non disporre di termini che indichino il passato e il futuro stesso, scelgono il momento in cui compiere le più svariate azioni solo assecondando il bisogno/desiderio di farlo o osservando lo scorrere del fiume, la posizione del sole nel cielo, l’arrivo di una determinata specie di uccello, ecc…

LA VERITÀ È CHE IL MODO IN CUI “VIVIAMO” IL NOSTRO TEMPO CONDIZIONA IN MANIERA DETERMINANTE LA QUALITÀ DELLA NOSTRA ESPERIENZA DI VITA.

La percezione della velocità con cui trascorre il tempo è totalmente soggettiva. Essa può variare a seconda di ciò che stiamo facendo, della compagnia che ci è accanto, dello stato di salute in cui siamo. Non solo, essa puo’ essere fortemente alterata da droghe o medicinali.

Ad ogni modo il tipo di percezione che noi abbiamo del tempo può costituire per noi una preziosa risorsa o un potentissimo limite.

Se cambiamo la percezione cambia, di conseguenza, anche l’esperienza che ne facciamo.

E’ ormai risaputo che gli stati più piacevoli, quali la GIOIA, la SERENITÀ, la PACE, la PASSIONE possono trovare reale espressione solo e unicamente nel PRESENTE.

La buona notizia è che noi abbiamo il potere di intervenire sulla percezione del tempo. Possiamo modellare la nostra esperienza in relazione ad esso a nostro vantaggio, intervenendo cosi, inevitabilmente, anche sul significato attribuito agli eventi che costellano la nostra vita.

Il coaching, sia esso di gruppo o individuale, offre la possibilità di apprendere una serie di strumenti e tecniche pratiche per intervenire sulla percezione che abbiamo del tempo e per modificare gli effetti dell’esperienza che ne facciamo

Regalati del TEMPO x TE… apprendere l’arte dell’ESSERE nel QUI e ORA… il più bel PRESENTE (dono) che tu possa farti…

Coach Eliana Dabbicco

coachelianadabbicco@gmail.com

+39 329 8548124

La Scuola della Felicità apre le porte: Open Week dall’11 al 17 Gennaio.

La Scuola della Felicità inizia le sue attività didattiche e lo fa invitandoti all’Open Week che si terrà dall’ 11 al 17 Gennaio. Durante questa settimana sarà possibile partecipare  gratuitamente a moltissime attività, tra cui seminari, workshop, incontri a tema, corsi di yoga, meditazione, training autogeno e tanto altro. Per il calendario completo, la descrizione dettagliata delle attività in programma e le info sui docenti puoi consultare i file in pdf allegati di seguito.

N. B. Poichè il numero posti è limitato per partecipare è obbligatoria la prenotazione.

Per info & prenotazioni

+39 3298548124

info@scuoladellafelicita.com

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